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martedì 26 luglio 2011

Il Fattore X nella società dell'intrattenimento

"Sono riuscito a condizionare quello scienziato: ogni volta che schiaccio la leva lui mi porta il cibo" (disse il topo da laboratorio) - J.G. Ballard

Il Fattore X o meglio l’X-Factor dei nostri tempi è l’eccesso

Nell’era del mercato globale c’è un App per tutto e, anche per quello che riguarda lo "stile di vita". La Satira di Costume ne è un esempio, ma l'applicazione più in voga è il protagonismo, sia nel bene che nel male. Ma c’è chi sceglie la parte oscura ostentandola e chi invece la nasconde dentro la propria “normalità” per poi utilizzarla come strumento per l’affermazione dei buoni contro i cattivi. Esempi di questi giorni Amy Winehouse e Anders Behring Breivik: la pop star andata incontro all’autodistruzione e il fanatico che distrugge nel tentativo folle e ideale di plasmare con un solo gesto "un nuovo modello di società".

Parabole opposte, ma accomunati dall’ idea che è solo attraverso il gesto eclatante che si afferma il rispettivo modello di vita. La prima ha fatto di una vita di eccessi la sua “normalità”, il secondo ha vestito di “normalità” un mostro pronto a scatenarsi. A questi due estremi fa riferimento il pubblico pagante, ma proprio perché paga sulla propria pelle non raggiunge mai i limiti estremi: chi emula l’esempio negativo non si spinge fino all’autodistruzione; i normali nascondono il mostro in cantina e lo nutrono di convenzioni, per evitare che esca fuori a cacciare per fame. In mezzo poi c’è la maggioranza silenziosa, quella formata dal cosiddetto “elettore medio”. Quello del “meglio cento giorni da sobrio che uno da Amy Winehouse” oppure “meglio cento giorni da pecorella smarrita che uno da Breivik”.

Infine poi c’è la cosiddetta persona fuori dal coro, che a volte ha l’aspetto del mostro ma il cui eccesso è la normalità. Io un giorno ne incontrai uno ad un semaforo: era il classico barbone, quello che vive di espedienti e di elemosina; ma che alla domanda “come va?” mi rispose “Vivo la quotidianità della vita in maniera abbastanza normale.”

(Questo articolo è stato ispirato dall'opera di Max Ernst, Vita informale, Giardino trappola per aerei, dove l'incubo di un pilota si manifesta nella visione di un giardino divorato da una vegetazione che nasce dai rottami di aerei intrappolati)

Lo Zingaro

leggi anche http://www.peprovoca.it/

Disegni di Morena Beatrice Mennella - Titolo dell'opera "Go With The Flow"


sabato 19 febbraio 2011

Ti Processo



Saprai che non ti processo e che ti processo
perché la giustizia è in due maniere,
la sentenza di primo grado,
la condanna in cassazione.

Io ti processo per cominciare ad imputarti,
per impedire l’impedimento,
per non cessare di imputarti mai:
per questo non ti condanno ancora.

Ti processo e non ti processo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della tua cella
e un sicuro destino augurato.

Il mio processo ha un’aula per condannarti.
Per questo ti processo quando non ti processo
e per questo ti processo quando ti processo.

Lo Zingaro